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lunedì 28 marzo 2016

Rosticceria Catanese: Cartocciate e Bombe al Forno



Le cose irrinunciabili per qualsiasi catanese sono: l'Etna e la rosticceria. "A'Muntagna" con la sua frizzante attività è da sempre madre e matrigna; maestosa, spumeggiante, generosa, ricca di "terra nera" fertile, ma anche implacabile, iper attiva, coinvolgente e devastante. 
La rosticceria è buona a tutte le ore; per colazione, per un break di mezza mattinata, a pranzo, per merenda, a cena e perfino come spuntino dopo una notte di bagordi. Sono molti i "pezzi" che potrete assaggiare, qualche tempo fa vi abbiamo parlato delle cipolline, qui il link, mentre oggi vorremmo andare avanti, dandovi la ricetta per preparare delle ottime Cartocciate e Bombe al forno...Il ripieno è sempre lo stesso, ma naturalmente voi potrete sbizzarrirvi inventando altri accoppiamenti...a lavoro!

Ingredienti
500 gr farina di grano tenero tipo "0"
250 gr acqua
20 gr zucchero
50 gr strutto
5 gr lievito di birra secco
12 gr sale marino
1 uovo

Per il ripieno
salsa di pomodoro
mozzarella
prosciutto cotto
olive nere
2 spicchi d'aglio 


Mettete la farina in una ciotola capiente, aggiungete lo zucchero e il lievito di birra secco, mescolate con un cucchiaio di legno, in modo da ossigenare la farina. 

Aggiungete l'acqua e mescolate, infine mettete lo strutto e il sale, trasferite il composto sulla spianatoia, impastate fino a formare una palla liscia e omogenea.

Fate lievitare per 30/40 min, quindi mettete il composto in una ciotola, copritela con un foglio di pellicola e riponete il tutto in frigorifero per circa 8 ore.

Trascorso il tempo, tirate fuori la ciotola dal frigorifero e lasciate lievitare per 30 min.

Fate un soffritto con due spicchi d'aglio, e aggiungete la salsa di pomodoro, fate cuocere fin quando non sarà ben ristretta, deve perdere tutta la parte acquosa.

Tagliate la mozzarella a cubetti e il prosciutto e le olive a pezzettini e metteteli da parte. 

Stendete la pasta con il mattarello, dovrete ottenere una sfoglia sottile, circa 0,5 cm, ricavate dei dischi, noi in questa occasione abbiamo utilizzato un coppa pasta non molto grande, perchè il nostro intento era quello di fare della rosticceria mignon, spennellate i bordi con l'uovo sbattuto, e mettete il ripieno. Se state facendo le cartocciate, dovrete chiudere il disco a mezza luna, se invece vi state dedicando alle bombe, dovrete chiudere i lembi tutti insieme, come se stesse chiudendo un fazzoletto, mettendo la chiusura in basso in modo che non si apra.

Infornate "i pezzi" a 200° per 20 min, mangiateli caldissimi.   

    

sabato 12 marzo 2016

Le Crispelle Catanesi




Uno dei cibi di strada molto conosciuti e apprezzati a Catania, sono le Crispelle. Le potete trovare in commercio nel periodo natalizio, quelle salate è possibile mangiarle solo la sera, mentre le crispelle di riso, dolci le si può trovare anche ad ora di pranzo. 
Individuare un crispellaro è una operazione piuttosto semplice, di solito stanno agli angoli delle strade muniti di grandi pentoloni pieni di olio bollente, accanto tengono una grande scodella piena di pasta lievitata che abilmente manipolano riempendola di ricotta fresca o di acciughe sott'olio, prima di friggerla. 
Dobbiamo ammettere che prepararle a casa non è esattamente un'operazione semplicissima, ma se deciderete di avventurarvi avrete grande soddisfazione...  

Ingredienti
500 gr farina di grano tenero tipo "0"
250 gr farina di semola rimacinata di grano duro
7 gr lievito di birra
520 ml acqua
10 gr sale
olio di arachidi
acciughe sott'olio


Mettete l'acqua, il sale e il lievito sbriciolato in una grande ciotola e mescolate con una frusta

Lentamente incorporate prima la farina tipo "0" e poi quella di grano duro. "Battete" il composto in modo da ottenere un impasto morbido e filante. Coprite con un tovagliolo di cotone e lasciate lievitare per almeno 2 ore.

Fate scaldare l'olio, quando sarà ben caldo, bagnatevi le mani e prendete un po' di pasta lievitata, apritela velocemente e mettete un'acciuga, questa volta noi non abbiamo preparato le crispelle con la ricotta, chiudetela e fatela cadere lentamente nell'olio bollente. 
Friggete fino a quando non saranno ben dorate, mangiatele caldissime

martedì 29 settembre 2015

Patate Delfino


La ricetta di oggi è frutto del caso, infatti qualche giorno fa dopo 10 min di zapping furioso, ci siamo imbattute in uno dei tanti programmi tv dedicati alla cucina. Il cuoco Luca Montersino guidava 3 cuochi amatoriali nella preparazione di questo piatto di origine francese, il nome infatti  "Le patate dauphine" è collegato all'erede di Luigi XVI e Maria Antonietta, che pare fosse innamorato di questo piatto...La preparazione implica l'impiego di un pò di tempo, ma il risultato è strabiliante, otterrete infatti piccole crocchette dal guscio croccante e il cuore leggero e morbido, insomma ne vale proprio la pena!

Ingredienti
250 gr patate bollite
40 gr tuorli
100 gr pasta choux
sale 
pepe 
parmigiano
olio di arachidi

Ingredienti pasta choux
90 gr acqua
80 gr burro
15 gr latte
130 gr uova intere
85 farina

Lavate e mettete a bollire le patate.

In una pentola dal fondo spesso mettete l'acqua, il burro e il sale, lasciate sciogliere completamente il burro, quindi aggiungete tutta la farina. Mescolate con un cucchiaio, vedrete che il composto si staccherà dalle pareti della pentola, divenendo un unica palla. Fate cuocere per 2/3 min.

Togliete la pentola dal fuoco, aggiungete un uovo e mescolate fino a totale assorbimento, successivamente aggiungete anche l'altro uovo e mescolate.

Pelate e schiacciate le patate, aggiungetele alla pasta choux e mescolate.
Quando il composto sarà ben amalgamato aggiungete i tuorli e il parmigiano.

Con il composto ottenuto, riempite una sac a poche, fate riscaldare l'olio di arachidi mantenendo la temperatura piuttosto bassa, e munitevi di un coltello a lama liscia, precedentemente bagnato, dovrete tagliare dei pezzettini di impasto che immergerete nell'olio. Quando saranno dorati, toglieteli dal fuoco e trasferiteli su della carta assorbente, serviteli tiepidi.

N.B.: La temperatura dell'olio non deve essere eccessiva, le patate delfino devono cuocere lentamente, malgrado sia una frittura, o l'interno rimarrà crudo....



giovedì 3 aprile 2014

La Piada





Oggi finalmente vi proponiamo la ricetta di un pane in cui non occorre utilizzare il lievito madre, di cui, come sapete, facciamo largo uso. 
L'idea è nata un pò per caso, e un pò per quella voglia di sperimentare cose nuove che ci accompagna da sempre.
Iniziamo con il dire che la piadina e la piada sono in realtà due cose diverse, la differenza sostanziale tra i due pani è infatti, lo spessore e la grandezza della sfoglia, per esempio a Rimini troverete la piada, quella più sottile, mentre a Ravenna troverete quella più spessa, la piadina. Dopo esserci chiarite un pò le idee sulle differenze inter regionali torniamo a noi, per la preparazione di questo noto pane romagnolo servono pochi ingredienti, è molto versatile, poichè lo si può riempire come si vuole, e inoltre è molto semplice da preparare. 
C'è da dire che per la cottura occorrerebbe un bel "testo", che altro non è che una piastra dedicata a questa funzione, oggi comunemente è utilizzata quella in ghisa, ma a Montetiffi la si può trovare fatta in terracotta, con la stessa tecnica utilizzata dagli artigiani romagnoli molti e molti anni fa. Purtroppo non ne possediamo ancora uno, così abbiamo deciso di utilizzare la nostra pietra refrattaria, il risultato ci è molto piaciuto, dunque siamo pronte a condividerlo. 
Questa è la versione che utilizza lo strutto, ma presto proveremo a fare anche quella che al posto del grasso animale utilizza l'olio extravergine di oliva...

Ingredienti
500 gr farina di grano tenero tipo "0"
100 gr strutto
1 cucchiaio di sale marino
250 gr acqua tiepida

Fate una fontana con la farina, fate il solito buco e riponetevi lo strutto, che per comodità avrete avuto cura di tirarlo fuori dal frigo almeno 3 ore prima.
Aggiungete il sale, e poco alla volta l'acqua tiepida, iniziando a impastare.
Incorporate tutta l'acqua alla farina e lavorate energicamente, dovrete ottenere una bella palla liscia.
Lasciate riposare l'impasto, coprendolo con un canovaccio per circa 1 ora.

Dividete l'impasto in porzioni, le nostre erano di circa 70 gr, e fatene tante palline. Una volta formate mettetele in un contenitore ermetico e riponetelo in frigorifero per non meno di 2 ore. 

Prima della cottura, l'impasto dovrà riposare almeno 30 min a temperatura ambiente, pena la difficoltà nel tirare la sfoglia.

Mattarello alla mano, ottenete delle sfoglie sottili, vi consigliamo di riporle una sopra l'altra, avendo cura di aggiungere un pò di farina in ogni strato.

Noi abbiamo riscaldato la nostra pietra refrattaria sui fornelli, per circa 30 min a fuoco medio, immaginiamo che in assenza, si possa usare una padella pesante, dal fondo spesso, ben riscaldata.

Mettete la piada sulla pietra, ruotatela spesso durante la cottura, eliminate le possibili bolle, e una volta dorata, giratela e ripetete la stessa operazione.

Dovrete ottenere una sfoglia ben cotta e flessibile, per essere una buona piada non dovrà assolutamente rompersi durante l'arrotolamento...
Con cosa condirla? Date libero sfogo alla vostra fantasia!

 

sabato 3 dicembre 2011

La Pizza..."a Ogge a Otto" e gli Angioletti

Ultimamente il lavoro ci ha portate a Napoli, in quella splendida città che provoca in noi sempre sensazioni forti e contrarie. Ogni qual volta abbiamo modo di trascorrervi qualche giorno veniamo assalite, fin dal primo momento, da un fremito adrenalinico che si sostanzia in un attraversamento di: esaltazione, felicità, concentrazione, "timore", attenzione e nudità... in realtà poi all'arrivo in città quel mix di sensazioni scompare, lasciandoci libere di scoprire una Napoli sempre nuova e diversa, ben poco ricca di tutti quei luoghi comuni che la vogliono raccontare tetra e pericolosa. Anche sugli abitanti si filosofeggia spesso, quasi come se si potesse generalizzare sull'identità di un popolo, noi in realtà non siamo in cerca di gabbie, steccati e categorie che ci diano l'illusione dell'ordine, piuttosto preferiamo approcciarci con chiunque con cuore e occhi aperti...
Sono stati giorni densi, ricchi, faticosi e pieni di pizza! Pizza in tutte le salse, cucinata in tutti i modi possibili ed immaginabili; alcune erano buone altre, invece, erano veramente superlative... così al ritorno a casa, quasi in astinenza da mancanza di impasto di pizza (parliamo di impasto perchè in realtà a Napoli quest'ultimo non è utilizzato solo per creare le tradizionali pizze al forno), abbiamo deciso di rivedere: "L'Oro di Napoli" un film a episodi del 1954, diretto da Vittorio De Sica. Uno degli episodi è infatti intitolato: "Pizze a credito", in cui l'avvenente Sophia Loren interpreta il ruolo di Sofia, donna napoletana che insieme al marito gestisce una pizzeria da asporto nel quartiere Materdei. Nel caso in cui non lo abbiate ancora visto, per stuzzicare la vostra curiosità vi invitiamo a vederne uno stralcio qui. Trascorsi i 132 minuti di proiezione il nostro desiderio di pizza non si era sopito, piuttosto si era acuito... tra le papille gustative e il cervello ci gironzolavano i sapori e i racconti della famosa Pizzeria Starita, appena visitata. E' un posto molto noto a Napoli un pò perchè luogo delle riprese del film che vi abbiamo citato, un pò perchè è un'antica pizzeria piena di storie e aperta fin dal 1901, e un (bel) pò perchè la pizza è veramente molto buona! Si aspetta sempre prima di riuscire a guadagnarsi l'agognato tavolo, il locale è infatti molto piccolo e gli avventori sono tanti, ma vi assicuriamo che l'attesa è generosamente ripagata dagli ottimi piatti. Inoltre la pizzeria è immersa in un quartiere popolare napoletano molto interessante, pieno di vicoli, storie e racconti... è la Napoli della pizza "a ogge a otto", la Napoli raccontata da De Sica dove la pizza fritta veniva fatta nei bassi* la mattina presto. Era un cibo povero, di strada, veniva venduta alla gente che non poteva permettersi la pizza al forno ed era appunto "consumata oggi e pagata dopo otto giorni"...
Finiti i racconti di viaggio e i suggerimenti, veniamo a noi...non possediamo la famosa ricetta della pizza napoletana e, ad essere sincere, a nostro parere non esiste La Ricetta; ogni maestro pizzaiolo realizza quotidianamente il suo impasto perfetto che dipende da molti fattori, come l'umidità dell'aria, la temperatura...ma sì, è storia vecchia, se avete esperienza con gli impasti lievitati e il lievito madre quest'ultima affermazione non vi sarà estranea, dunque parliamoci chiaramente è impossibile dare delle dosi esatte, diciamo che si possono dare delle indicazioni, ma poi tutto dipenderà dalla conoscenza che avrete acquisito durante la preparazione delle vostre molteplici pizze.
Di seguito troverete la "nostra ricetta" della pizza, quella tradizionale cotta al forno per intenderci, ma troverete anche la pizza fritta napoletana "a ogge a otto" e la ricetta degli Angioletti, uno stuzzicante dolcetto che pare sia stato inventato dalla madre di Antonio Starita e oggi diffuso nella maggior parte delle pizzerie napoletane.


*in napoletano "i vasci" cioè le abitazioni poste a piano terra costituite al massimo da uno/due vani.

Ingredienti
1 kg di farina di grano tenero tipo "0"
260 gr di lievito madre
800 gr di acqua
1 cucchiaio di sale
1 cucchiaio di olio extra vergine di oliva
farina di grano duro di semola rimacinata (per stendere l'impasto)

Mettete il lievito madre in un contenitore, aggiugete 200 gr di acqua, mescolate in modo da far sciogliere il lievito e mettete da parte.

Prendete la farina e mettetela in un grande con
tenitore, aggiungete 500 gr di acqua e mescolate con un cucchiaio, quindi unitevi il lievito sciolto in acqua e continuate a mescolare. Mettete l'olio e il sale, aggiungete gli ultimi 100 gr di acqua e impastate sempre utilizzando un cucchiaio.
Otterrete un impasto molto idratato e di difficile gestione, non preoccupatevi, copritelo con un piatto e lasciate riposare per circa 30 min.

Trascorso il tempo, capovolgete l'impasto su un piano di lavoro che avrete cosparso di farina di grano duro. A questo punto occorrerà iniziare a fare
una serie di pieghe in modo da far perdere l'umidità all'impasto. Allargate la massa con le mani, senza esercitare una eccessiva pressione pena la perdita della prima lievitazione iniziata durante i 30 min di riposo, quindi effettuate il folding, cioè le piegature...come spesso accade, abbiamo deciso di fare uno schema per rendere più chiaro il processo...


In un primo momento l'impasto sarà molto morbido ma se continuerete ad effettuare le pieghe vedrete che ben presto si asciugherà, diventando più gestibile e compatto. Effettuate una serie di piegature, fin quando non otterrete una palla. Spennellate con un pò di olio extra vergine di oliva una grande ciotola di vetro, mettete dentro il grande panetto ottenuto, coprite con della pellicola senza PVC e riponete in frigorifero, nel ripiano più in basso dove usualmente mettete le verdure, per 24 ore.

Condimento
1 grande patata a pasta gialla

mozzarella

emmenthal

pepe nero

rosmarino

olio extra vergine di oliva


Pulite e sbucciate la patata e tagliatela a fettine sottili, quindi mettete le fette in una teglia con un pò di olio extra vergine di oliva, mescolate e mettete in forno preriscaldato a 180°, fin quando saranno ben dorate.
Porzionate il pane impasta, lasciate riposare le forme ottenute per ancora 15 min, quindi stendete una pagnotta e mettetela in forno, non prima di averla bucherellata e cosparsa con un filo d'olio extra vergine di oliva.
A metà cottura circa, aggiugete alla base di pane impasta le patate al forno, la mozzarella, l'emmenthal e il rosmarino, possibilmente fresco.
Cuocete sempre a 180° fin quando il formaggio non si sarà sciolto e la pizza si sarà ben dorata.




"A ogge a otto"

Niente di più facile...formate un piccolo panetto di impasto, lasciate riposare per 15 min, quindi stendetelo prima con le mani e successivamente con il mattarello. dovrete ottenere una sfoglia non più grande di 10 cm di diametro.

Riscaldate dell'abbondande olio di arachidi, friggete velocemente la pizza. Mangiatela caldissima con una semplice spolverizzata di sale o accompagnata da ciò che desiderate...


Angioletti
Stendete la pasta sempre prima con le mani e poi con il mattarello, quindi ricavate delle striscioline utilizzando una ruota taglia pasta. Friggete sempre in abbondante olio di arachidi...state attenti quest'ultima operazione è velocissima.
Cospargete con dello zucchero a velo, servite caldissimi.

venerdì 24 giugno 2011

Bolinho De Amendoim


Il Portogallo...che terra meravigliosa! Il modo di mangiare dei portoghesi ricorda molto la nostra cucina e ci sono alcune pietanze che sono davvero gustose. Così abbiamo deciso di proporvi, per cominciare questo viaggio tra i sapori portoghesi, un bolinho (dolce) di arachidi che, una volta messo sotto i denti, è talmente irresistibile che non è possibile non continuare a gustarlo. Lo abbiamo provato a Nazarè, piccolo paesino in riva al mare; lo si trova in alcuni "carrettini ambulanti" e viene venduto da anziane signore, rigorosamente vestite di nero, che portano sulla testa dei fazzoletti, anch'essi di colore nero, per coprire il capo lasciando intravedere, allo stesso tempo, ciocche di capelli di colore argento.
E' un dolcetto dal gusto dolce-salato, molto energico; noi lo mangiavamo in spiaggia per combattere il caldo cocente, ma anche quando avevamo voglia di mangiare qualcosa di stuzzicante.
A Nazarè vendevano questi dischi di bolinho dentro buste alimentari trasparenti, così ne spezzavi un pezzo per poi conservarlo in borsa...ogni tanto dimenticavamo pure di averlo e quando veniva fuori ne staccavamo sempre un quadratino!

Non siamo sicure che questo dolce si chiami effettivamente così, nel senso che un giorno mentre ne compravamo uno abbiamo chiesto quali fossero gli ingredienti, così da riproporlo una volta tornate. Abbiamo chiesto a diverse persone ma nessuno sapeva dirci esattamente gli ingredienti...un pomeriggio ci riproviamo, una signora stacca l'etichetta del pacco che era dentro una grande borsa nera e ce la regala...solo che non sappiamo esattamente da dove l'abbia staccata! Ve la riproponiamo con questo nome e con le quantità scelte da noi, ma vi assicuriamo che sembra il bolinho portoghese!

Ingredienti
Arachidi e anacardi circa 1/2 bicchiere
2 cucchiai di olio di semi di arachide (che resiste alle alte temperature)
1 cucchiaino di miele (noi abbiamo usato quello di castagno perchè è più amaro)
150g di acqua
170g di farina 00
30g di zucchero bianco
1 cucchiaio scarso di cacao amaro in polvere
un pizzico di lievito per dolci

Unite insieme in un recipiente la farina, lo zucchero, il cacao amaro e il lievito per dolci, avendo cura di amalgamare bene gli ingredienti. In una tazza sciogliete il cucchiaino di miele, aggiungendo poco alla volta l'olio di semi di arachide, finchè non avrete utilizzato tutto l'olio.
Aggiungete la miscela di miele e olio alla farina (con lo zucchero, il cacao e il lievito); aggiungete, poco alla volta, l'acqua facendo attenzione che non si formino grumi e amalgamate per bene il composto, sarà pronto quando si creeranno delle bolle.
Foderate una teglia tonda dal diametro di circa 24 cm con della carta forno, versate l'impasto che dovrà essere ben distribuito per l'ampiezza della teglia. Se necessario aiutatevi con una spatola e, di tanto in tanto, sbattete la teglia sul tavolo per uniformare il composto. Aggiungete sopra, a coprire, anacardi e arachidi spingendoli con il palmo della mano fino ad attacarli bene all'impasto.
Cuocete in forno a 180° per circa 40-45 minuti. Deve venire un dolcetto morbido e allo stesso tempo croccante, quindi la cottura dipenderà dal calore del vostro forno.

mercoledì 5 gennaio 2011

Crispelle di Riso... "I Crespelli Melati"

"I monaci facevano l’arte di Michelasso: mangiare, bere e andare a spasso. Levatasi la mattina, scendevano a dire ciascuno la sua messa, giù nelle chiese, spesso a porte chiuse, per non essere disturbati dai fedeli; poi se ne andavano in camera a prendere qualcosa, in attesa del pranzo a cui lavoravano nelle cucine spaziose come una caverna, non meno di otto cuochi, oltre agli sguatteri. Ogni giorno i cuochi ricevevano da Nicolosi quattro carichi di carbone di quercia per tenere i fornelli sempre accessi, e solo per la frittura il cellario di cucina consegnava loro, ogni giorno, quattro vesciche di strutto, di due rotoli ciascuna, e due cafissi d’olio: roba che in casa del principe bastava per sei mesi.I calderoni e le graticole erano tanto grandi che ci si poteva bollire tutta una coscia di vitella e arrostire un pesce spada sano sano; sulla grattugia due sguatteri, agguantata circa mezza ruota di formaggio, stavano un’ora a spiallarvela; il ceppo era un tronco di quercia che due uomini non arrivavano ad abbracciare, ed ogni settimana un falegname, che riceveva quattro tari e mezzo barile di vino per questo servizio, doveva segarne due dita, perché si riduceva inservibile dal tanto triturare. In città, la cucina dei Benedettini era passata in proverbio; il timballo di maccheroni con la crosta di pasta frolla, le arancine di riso grosse come un melone, le olive imbottite, i crespelli melati, erano piatti che nessun altro cuoco sapeva lavorare; e poi gelati, per lo spumone, per la cassata gelata…"
("I Viceré" F. De Roberto)

La dettagliata descrizione di una giornata tipo dei monaci benedettini catanesi, al capitolo 6 del romanzo storico di De Roberto, non solo ci rivela le abitudini e le pratiche conventuali della più grande abbazia europea, dopo quella portoghese di Cisneros, ma è anche specchio della cucina Ottocentesca Siciliana. Diverse sono le motivazioni per cui fu così forte la rilevanza del monastero benedettino San Nicolò l'Arena in città; i monaci infatti si distinsero non solo perchè detenevano il potere spirituale e temporale ma anche per la loro: "interpretazione della vita", basata sul benessere e l'opulenza soprattutto a tavola. Il perchè delle molte attenzioni nella preparazione delle pietanze, malgrado il luogo "non lo permetesse", lo si può rintracciare nel "Diritto di Maggiorasco"; nell'antico sistema successorio,
applicato in Sicilia prima dell'Unità d'Italia, si prevedeva l'indivisibilità del patrimonio e il diritto del primogenito di ereditare tutto. I figli minori delle ricche famiglie aristocratiche siciliane avevano, dunque, il futuro segnato dall'ombra della povertà, nel tentativo di sfuggire alla sorte e, certi di non voler per alcuna ragione dedicarsi al lavoro, intraprendevano la carriera ecclesiastica come unica via di salvezza. Ma se è vero che il duro destino segnava la vita di giovani donne e uomini di origini nobili, confinandoli in labirintici monasteri, è pur vero che questi ultimi non intendevano rinunciare a una vita adeguata al loro stile di vita precedente...
Dal 1977 il complesso monumentale è sede dell'Università di Catania, ed esattamente della Facoltà di Lettere, da qualche anno, prima dei disastrosi tagli a carico dei beni culturali italiani, gran parte della struttura è stata restaurata e sono stati resi fruibili luoghi e stanze restate chiuse per decenni. Degna di nota è la cucina: a forma di edicola poligonale vantava una distribuzione degli spazi e relativa funzionalità decisamente all'avanguardia. Il punto cottura era posto in posizione centrale dunque accessibile da ogni lato della sala, inoltre la particolare forma della stanza permetteva di avere la fuga degli odori dalla parte centrale del tetto fungendo da cappa, e il vano "passa-vivande" era direttamente collegato al refettorio. Suggestive anche le cantine, dove veniva custodito dell'ottimo vino degno compagno delle succulenti pietanze, poste proprio sotto le cucine e caratterizzate dalla colata lavica che attraversò lo spazio nel 1669.
Naturalmente se andrete a visitare il complesso potrete vedere molte altre meraviglie come il colorato chiostro o la stupenda biblioteca, insomma potremmo ancora raccontarvi molto di questo luogo che per noi è magico, ma preferiamo lasciarvi un pò di curiosità che magari un giorno vi permetterà di fare un viaggio...

Ingredienti
250 gr di riso "Arborio"
1 lt di latte intero
200 gr di farina di grano tenero tipo "0"
100g di farina di riso
scorzetta di limone
scorzetta di arancia
cannella in polvere
150 gr di acqua
100 gr di lievito madre (o una bustina di lievito per dolci)
50g di zucchero
200 gr di miele di castagno (in genere si usa il millefiori)
2 arance spremute
zucchero a velo
Per friggere
olio di arachidi (o olio di oliva extra vergine)

Mettete sul fuoco un pentola con il latte e il riso, portate ad ebollizione e mescolate saltuariamente. Quando il riso si sarà cotto dovrete mescolare il composto continuamente con un cucchiaio di legno. Spegnete la fiamma quando il riso si sarà scotto e il latte sarà evaporato trasformandosi in una crema morbida. Trasferite il composto in una ciotola di vetro, aggiungete della scorzetta di limone e mescolate velocemente. Lasciate riposare fin quando il composto non si sarà intiepidito, quindi riponetelo in frigorifero per una notte. Tirate fuori dal frigorifero la ciotola contenente il riso e la crema di latte e lasciate intiepidire per circa tre ore. Sciogliete il lievito madre, o il lievito per dolci, in 150 gr di acqua tiepida in cui avrete precedentemente aggiunto lo zucchero, mescolate velocemente e aggiungete il liquido al composto nella ciotola. Aggiungete la scorzetta d'arancia, la cannella e la farina setacciata. Impastate con le mani umide e lasciate riposare per 1 ora e mezza. Riscaldate il succo delle arance e scioglietevi dentro il miele, mescolate e mettete da parte. Riscaldate l'olio, dovrà essere abbondante un pò come se fosse una piccola friggitrice, prendete parte del composto e mettetelo su un tagliere che avrete precedentemente cosparso di olio. Utilizzando la lama di un coltello, anch'essa cosparsa di olio, ricavate dei bastoncini di impasto, lunghi circa 8 cm. Una volta che avrete tagliato tutto il composto, fate rotolare i bastoncini in modo che finiscano nella padella piena d'olio, girateli spesso e tirateli fuori una volta che si saranno dorati. Riponete le crispelle su un foglio di carta assorbente e successivamente su un piatto, cospargete con il miele e il succo delle arance, spolverizzate con lo zucchero a velo e la cannella in polvere. Si mangiano caldissime e rigorosamente senza l'ausilio di posate....

giovedì 14 ottobre 2010

Brick...a modo nostro


Anche il mondo della cucina è attraversato da "leggende metropolitane" che spesso impediscono ai più timorosi di provare ricette che nei fatti si rivelano molto semplici.
Facendo una ricerca veloce in rete sulla pasta brick, o brik, o malsouka, vi accorgerete che diversi nomi indicano un unico impasto, troverete indicazioni più o meno dettagliate su dove comprare i fogli preconfezionati, perché è ritenuto un impasto impossibile da realizzare in casa!
Noi non siamo dello stesso avviso; il primo tentativo che abbiamo fatto non solo ha avuto ottimi risultati ma addirittura ci ha fatto pensare che la pasta brick fatta da noi sia di gran lunga superiore a quella che si trova in commercio, ma in questo forse non siamo del tutto oggettive avendo una naturale predisposizione/fissazione per tutto ciò che è fatto in casa...
Il brick non è altro che una sfoglia sottilissima di farina di semola, si trova sia in Tunisia sia in Marocco. E' un cibo di strada molto diffuso e apprezzato, è stuzzicante, veloce e nello stesso tempo anche molto nutriente; solitamente è condito con tonno e uova e fritto in abbandante olio bollente. E' un impasto che bene si presta alle farciture salate ma anche dolci, avendo un sapore di base neutro. Ci si può molto divertire creando involtini di diverse forme, si può anche scegliere di unire più fogli ottenendo così composti sfogliati e croccantissimi, e poi se è vero che la frittura è il sistema di cottura per eccelenza, è pur vero che utilizzando il forno si hanno comunque ottimi risultati, noi li abbiamo cotti così... Insomma bisognerebbe sempre averne un pò in casa.
A proposito di conservazione: potete mettere i fogli di pasta brick in frigorifero coperti da pellicola, senza PVC, per circa una settimana, o nel congelatore per un mese.

Ingredienti
Per la pasta brick:

2 tazze di farina di semola rimacinata

2 tazze di acqua tiepida

un pizzico di sale

1 cucchiaino di olio extravergine

Per il ripieno:

3 patate

1 vasetto di Buzzonaglia di Tonno Rosso da 200 g

1 cucchiaio abbondante di yogurt bianco
sale
pepe

prezzemolo

menta

scorza di limone biologico grattuggiata

Utensili:

1 pentola

1 padella antiaderente da crepes (diametro 22 cm)

1 frusta da cucina grande

1 pennello da cucina

Iniziamo subito a preparare l'impasto che dovrà riposare per non meno di un’ora. Unite in una ciotola la farina di semola rimacinata precedentemente setacciata, l'acqua, il sale e l'olio, utilizzate una frusta grande per impastare e lasciate riposare, coprendo la ciotola con un piatto. Bollite le patate, una volta cotte utilizzate uno schiacciapatate per ottenere una purea che lascrerete raffreddare. Quando il composto si sarà intiepidito, aggiungete lo yogurt, la menta, il prezzemolo, poco sale, il pepe, la scorza del limone e infine la buzzonaglia (naturalmente potete anche utilizzare del tonno in scatola, ma permetteteci di dirvi che non otterete lo stesso risultato... la buzzonaglia di tonno rosso è veramente un prodotto eccezzionale, sono piccoli pezzi della parte più scura del tonno conservati sott'olio. Noi ci riforniamo, ormai da generazioni, dalla ditta Campisi - azienda che si occupa di conserve siciliane "...di terra e di mare" - dalle specialità di pesce, ai prodotti di pomodoro e anche spezie e aromi.
La sede di Campisi è a Marzamemi, un paese magico nella punta sud est della sicilia, noi ci siamo cresciute in quelle zone, quando ancora il paesaggio era vergine, le strade sterrate e polverose e i paesi piccoli borghi lontani dalle logiche turistiche. Con questi ricordi un pò melanconici, non vorremmo essere fraintese, siamo assolutamente convinte che i piccoli paradisi sparsi per il mondo debbano essere condivisi, ma non snaturati, abusati, sfigurati. Ogni tanto, quando la rabbia ci assale, pensiamo addirittura che il turista medio dovrebbe avere l'obbligo di affrontare un corso sulle "buone pratiche" prima di partire per qualsiasi meta, così come coloro che creano strutture o che offrono ospitalità dovrebbero essere oggetto di maggiore attenzione territoriale...ma lasciamo stare...).
Tornando alla ricetta...mescolate il composto e copritelo nuovamente.
Fate bollire una pentola con dell'acqua, coprendola con una padella antiaderente da crepes, quando l'aqua avrà raggiuto l'ebolizione, mescolate il composto di farina e acqua, utilizzando sempre la frusta e munitevi di un pennello da cucina. Dovrete, letteralmente, spennellare l'intero diametro della padella con l'impasto di farina, ripetete l'operazione per almeno tre volte, in modo da avere un impasto sottile ma nello stesso tempo elastico. Sarà cotto quando i bordi della sfoglia inizieranno a sollevarsi, quindi togliete la padella dal fuoco e lentamente rimuovetela. Riponetela su un piatto e spennellatela con olio extra vergine, dovrete ripetere quest'ultima operazione per ogni foglio di brick, così potrete sovrapporli senza rischiare che s’incollino tra di loro. Nel dubbio di non essere state troppo chiare...vi consigliamo questo video piuttosto esplicativo: "...feuille de brik"
Infine, riempite e date forma ai vostri triangolini di pasta brick...




Preriscaldate il forno a 180°, infornate per 15 min, girando gli involtini solo una volta...serviteli ben caldi!

Le Cuoche in Dispensa

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