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giovedì 3 dicembre 2015

Gelatina di Mele Cotogne



Vi ricordate un nostro post, di qualche anno fa, in cui vi parlavamo della Cotognata? Qui potete rinfrescarvi la memoria, o leggerlo per la prima volta. La ricetta che vi proponiamo oggi è legata proprio alla preparazione della conserva di mele cotogne, come sapete infatti, a noi piace non buttare nulla quando prepariamo qualcosa di buono, ebbene oggi vi diremo come utilizzare l'acqua di cottura delle mele cotogne per preparare la gelatina. Gli ingredienti che vi servono? Acqua di cottura e zucchero, l'addensante è la pectina contenuta nella buccia delle mele cotogne...prima di iniziare a cucinare, un consiglio: provate a mangiare questa gelatina con formaggi molto stagionati, noi l'abbiamo mangiata accompagnondola con dell'ottima tuma persa, rimarrete strabiliati dall'esplosione di gusto!

Ingredienti 
acqua di cottura mele cotogne
zucchero

Dopo aver cotto le mele cotogne, a cui non avrete levato la buccia, continuate a far bollire l'acqua di cottura fino ad ottenere metà del liquido iniziale.

Filtrate l'acqua ottenuta e pesatela, quindi aggiungete pari quantità di zucchero,mescolate e rimettete sul fuoco.

Fate cuocere fin quando la pectina contenuta nella buccia delle mele cotogne non si sarà legata con lo zucchero. Per essere sicuri della cottura potete fare "la prova del piattino", fate cadere una goccia di gelatina in un piattino, se si addenserà velocemente il tutto sarà pronto.

Potrete decidere se conservare la gelatina in barattoli di vetro, o se metterla in uno stampo in silicone, in questo caso lasciatela riposare in frigorifero non meno di quattro ore prima di sformarla.

giovedì 20 marzo 2014

Frisella, Frise, Frese, Frisa o Fresella....con il Lievito Madre


Tempo che sfugge, ma anche tanta voglia di condividere con voi qualche nuova ricetta...l'ispirazione di oggi è una dedica per un nuovo nipote acquisito.
Amos è salentino, al momento non siamo ancora riuscite ad andarlo a conoscere, ma malgrado la distanza per noi è già parte della famiglia! In suo onore oggi abbiamo preparato per la prima volta una prelibatezza pugliese.  

Ingredienti
500 gr farina di grano duro Tumminia
100 gr farina di gano tenero tipo "0"
150 gr lievito madre
1 cucchiaio sale marino fino
400 gr acqua tiepida

Sciogliete il lievito madre nell'acqua tiepida, [strumenti: un recipiente "dal collo lungo", e delle fruste flessibili] prima dovrete mettere il vosto lievito madre "semi solido", usualmente rinfrescato così: 100 gr farina+100 gr lievito madre+80 gr acqua, nel recipiente, quindi aggiungete poco alla volta l'acqua tiepida, continuando a mescolare il composto con la frusta.
Quando avrete incorporato tutta l'acqua al lievito, copritelo con un piatto, e lasciate riposare per 30/40 min. 

Mettete le due farine su una spianatoia in legno, fate il solito "buco al centro della montagna", aggiungete un pò di acqua e lievito e iniziate ad impastare. Dopo che avrete aggiunto più della metà del liquido, mettete il sale, aggiungete la restante acqua e impastate. Dovrete ottenere una bella palla di impasto ben lavorata.
Infine coprite l'impasto "a campana", vuol dire che dovrete lasciare la palla di pasta sulla spianatoia in legno, che avrete cura di coprire con un recipiente abbastanza grande, che aderisca bene al ripiano di appoggio...in modo che "la pasta stia dentro una campana". 
Sarà pronta quando avra raddoppiato il suo volume, da noi ha lievitato per circa 6 ore.

Dividete l'impasto in pezzi da 80 gr, e fatene delle palline, quindi bucatele al centro in modo da ottenere la forma di ciambelle. 
Disponete le ciambelle di pasta ben distanziate su dei fogli di carta da forno, infine copritele con un canovaccio e una coperta di lana.
Lasciate lievitare, 1 ora e mezza.

Infornate le friselle a 180° per 20/25 min, dovranno essere cotte ma non eccessivamente dorate. Tiratele fuori dal forno e mettetele su una griglia a raffreddare.

Quando le frise avranno perso completamente tutto il calore, tagliatele a metà con un coltello da pane e rinfornatele a 200° per 15/20 min, cuocetele fino a biscottarle.








Lasciate raffreddare su una griglia, riponetele in un sacchetto in un luogo buio, si conserveranno per circa un mese. 

 

martedì 21 agosto 2012

Conserva di Pomodoro



E' Tempo di Corserva! 
QUI trovate la nostra ricetta della passata di pomodoro, mentre noi oggi diamo i numeri....

Ingredienti
40 Kg di pomodoro per salsa, biologico
3 Kg di cipolle rosse, sempre biologiche
1 Gran mazzo di basilico fresco
sale marino fino








35 Barattoli
11 Kg e 400 gr di Passata di Pomodoro!

venerdì 10 agosto 2012

Formaggio di Yogurt


Dopo le fatiche della pasta sfoglia, ci riposiamo un attimo con una ricetta mooooolto semplice, nata dal rifiuto di acquistare formaggi morbidi confezionati. Ci siamo sempre domandate di cosa fossero fatti questi "formaggi", immaginando spesso scene di usuale cronaca in cui a noi ignari consumatori viene rivelato cosa succede nel confezionamento dei prodotti in questione. Non storcete il naso, purtroppo non siamo noi ad avere visioni apocalittiche delle cose più semplici, in proposito non sappiamo se ricordate l'articolo apparso su La Repubblica qualche anno fa: "La truffa dei banditi della tavola rivendicavano formaggio avariato. Un imprenditore siciliano "riciclava" scarti di produzione. Tornavano sugli scaffali sotto forma di altri prodotti caseari." 
...per capirci, parlavamo di marchi come: Galbani, Granarolo, Cademartori, Brescialat, Medeghini, Igor, Centrale del Latte di Firenze, ed ancora Frescolat, Euroformaggi, Mauri, Prealpi... 
In questo scenario decisamente poco affidabile, forse l'unica cosa sensata da fare, è provare a controllare cosa si mangia, traduzione, almeno per noi: "preparare in casa la maggior parte degli alimenti che mangiamo, rifornendoci di materie prime il più possibile controllate", insomma come sempre è questione di scelte...
Detto ciò, veniamo a noi:

Ingredienti
2 l yogurt intero
sale
erbette aromatiche (prezzemolo, menta, basilico)
semi di papavero (ma anche di sesamo, lino...)
curry

Preparate due litri di yogurt intero, la nostra ricetta è qui, oppure comprate due vasetti da 500 gr di yogurt bianco intero.

Riponetelo dentro un canovaccio di cotone bianco, chiudete la stoffa con un nodo e appendetelo al rubinetto della cucina, avendo cura di mettere un recipiente sotto, per raccogliere il siero. Lasciatelo così per 15/20 min.

Strizzate il canovaccio con dentro lo yogurt e trasferite quest'ultimo dentro una grande garza sterile, chiudete con un nodo e mettete il tutto in un contenitore forato, noi abbiamo usato uno di quelli che usualmente contiene la ricotta, il tutto dovrà essere inserito in un ulteriore contenitore che raccoglierà il siero.
Mettetelo in frigorifero per un'intera giornata.



Trascorso il tempo, tirate fuori dal frigorifero il vostro yogurt formaggioso, mettetelo in una ciotola e aggiungete il sale, fate voi per le quantità, quindi rimettetelo nella garza, chiudete, riponete il tutto nel contenitore forato e nell'ulteriore contenitore.
Riponete in frigorifero per due giorni, durante questo periodo abbiate cura di mettere da parte il siero che verrà fuori dallo yogurt.

Aprite la garza e dividete il formaggio di yogurt in tre ciotole, vedrete come avrà assunto una consistenza asciutta ma morbida, quindi condite a piacere...noi abbiamo scelto: curry+erbette aromatiche che abbiamo unito allo yogurt, semi di papavero con cui abbiamo ricoperto le palline, e la terza ciotola è rimasta bianca.



Bagnatevi le mani e fate delle palline con ogni formaggio allo yogurt condito, nel caso in cui lo vogliate usare subito, non dimenticate di farlo riposare in frigorifero ancora per 20 min prima di servirlo. 

Se invece desiderate conservarlo, mettete le palline in un barattolo e copritele con olio extra vergine di oliva,  si conserveranno in frigorifero per 2 mesi... 


P.S.: Il siero che avete messo da parte potrà essere usato per rinfrescare il lievito madre, nel caso in cui l'abbiate, o come concime per le piante.... 



giovedì 10 novembre 2011

La Cotognata

Quest'anno è grazie a Davide se abbiamo, fra le nostre conserve, La Cotognata! Una sera è venuto a trovarci con un sacco pieno di doni per noi...Dentro c'erano mele cotogne e melograni, appena raccolti, che profumavano ancora della sua casa in campagna, in un paesino della Valle del Belice.
Ma c'è dell'altro...
...Questa ricetta
racconta di nonno Titta, così lo chiamavamo, perchè a lui va il nostro primo ricordo quando cuciniamo la Cotognata. In realtà lui era un nonno/nonna, nel senso che per noi ha rappresentato un affetto a 360 gradi; era il divertimento, l'accudimento, l'attenzione, il vizio, il rigore e cucinava spesso per noi bambine. La Cotognata, dall'apporto calorico consistente, antinfluenzale d'eccellenza, è una conserva che è sempre stata sulle nostre tavole ed ha accompagnato i periodi invernali più freddi. Nei nostri ricordi era bello, non solo sapere che da nonno avremmo trovato "la cotognata", ma anche che era come mangiare una caramella dura alla frutta. Sì perchè, col trascorrere del tempo, la Cotognata perde d'umidità, si cristallizza all'esterno per effetto dello zucchero, mentre conserva, internamente, un pò della sua umidità.
Molti dicono che sia troppo dolce, altri impazziscono appena ne assaggiano e vorrebbero non fermarsi più, altri ancora preferiscono la versione cristallizzata ed hanno pazienza a che il tempo trascorra, altri se ne portano un triangolino in borsa per eventuali cali di pressione o per combattere il freddo, altri non riescono a conservarla perchè la condividono con persone care e perchè la preferiscono nella versione "fresca"...noi ci ritroviamo in tutte queste descrizioni, la consigliamo alle mamme per offrirla ai loro bambini perchè è buona e tira sù!

Ingredienti

3kg mele cotogne
2,4Kg zucchero
1 limone biologico
il succo di mezzo limone (o più se lo si preferisce)

Preparate delle formine di ceramica o di vetro bagnandole con dell'acqua, lasciandone addirittura un pò dentro (questo faciliterà il momento in cui dovrete tirare fuori la cotognata dalla formina).
Riempite due grandi pentole con acqua, mettetevi dentro le mele cotogne lavate ma non sbucciate, il succo di mezzo limone per pentola e le metà speremute del limone; mettete sul fuoco e lasciate cucinare fino a quando la frutta non sarà morbida alla forchetta.
Scolate e lasciate raffreddare; sbucciate le mele cotogne, togliete eventuali parti nere o marce e tagliatele in pezzi. Passate la frutta con un passa pomodoro a maglia strette, ottenendo così una polpa piuttosto grossolana; aggiungete lo zucchero e il succo di mezzo limone suddiviso nelle due pentole e mescolate, a fiamma bassa, fino a che la marmellata scivolerà dal cucchiaio di legno quasi in un unico ammasso, ovvero non dovrà essere liquida.

Versate la marmellata nelle formine bagnate e lasciate raffreddare. Non appena saranno fredde potrete toglierle dalla forma...vi consigliamo le formine di Caltagirone, sono quelle che vedete nell'immagine.

domenica 28 novembre 2010

Nduja vegetale


Amiamo molto la nduja, una delle specialità calabresi. E' un salame molto morbido e piccantissimo! Viene insaccata a mano in budello naturale, ha un colore rosso acceso ed è preparata con un trito molto fine di carni di suino. Anticamente veniva fatta con le frattaglie (tutte quelle parti meno pregiate di un animale, dal cuore al fegato, dalla lingua al cervello, alla coda, etc) e le parti grasse del maiale, impastate con peperoncino (ingrediente molto diffuso nel calabrese), insaccate, poi fatte affumicare e in ultimo stagionate. Proprio la presenza di ingredienti di scarto la rendeva un cibo povero, rispondendo appieno ai principi dell'economia domestica (calabrese), secondo la quale "del maiale non si butta via niente!". Viene solitamente gustata spalmata su fette di pane ma è possibile assaporarla anche in altre versioni; sicuramente la nduja, per la presenza del peperoncino, ha benefici effetti sul sistema cardiocicolatorio.

Purtroppo in questo momento non abbiamo un vasetto di nduja calabrese a casa perchè non ci è capitato di passare dalla Calabria, per quanto non sia così distante dalla Sicilia, ma una pasta al peperoncino mancava proprio...così abbiamo deciso di riprodurre la ricetta in forma vegetale!
Ormai avrete capito che amiamo creare nuovi sapori in cucina che incontrano il nostro gusto, così abbiamo pensato che i pomodori secchi avrebbero potuto bene sostituire la parte animale della nduja.
Il preparato di nduja vegetale adesso è una conserva in più che ha il suo posticino fra i nostri ingredienti! Per chi ama il peperoncino è davvero un'ottima idea...provatela!

Ingredienti (per un barattolo da 250g circa)
200g di pomodorini secchi
3 peperoncini freschi
olio extra vergine di oliva

Lavate i pomodorini per qualche minuto sotto l'acqua corrente e lasciateli ammorbidire in acqua fredda per circa 4 ore. Scolateli e lasciateli asciugare su fogli di carta assorbente fino a quando non si saranno completamente asciugati (noi li abbiamo lasciati per circa mezza giornata).
Frullate i primi 100g di pomodorini, a cui aggiungerete un peperoncino e dell'olio extravergine di oliva, con un frullatore ad immersione. Ripetete la stessa operazione per i restanti 100g di pomodorini, i 2 peperoncini e l'olio se il composto vi sembra troppo asciutto. La consistenza della nduja vegetale dovrà essere simile a quelle del patè di olive. Riempite bene il barattolo con olio extravergine di oliva e conservate in frigorifero.

domenica 7 novembre 2010

Il Tempo delle mele


Sin da piccole mamma ci ha introdotte nel mondo delle conserve e fare le marmellate era davvero uno sballo anche solo per "ripulire" il fondo della pentola...quanto erano dolci (e si sa che i bambini sono molto golosi!) e poi mangiarle direttamente dalla pentola, ancora calde era l'inusuale che si intrecciava con il quotidiano.
In realtà la marmellata di mele non era tra quelle che mamma prediligeva (anche perchè spesso usava la frutta che papà o nonno portavano da campagna); in cucina si vedevano spesso fichi, mele cotogne, arance, pere, pesche e...
Piuttosto l'incipit ci è stato dato da un'amica con un meleto nelle Madonie (zona del Gangitano) che un giorno ci ha regalato (conoscendo molto bene la nostra passione in tema di cucina) diversi chili di mele. Naturalmente, per non rischiare di buttarne qualcuna, abbiamo pensato di farne una marmellata; le mele erano quelle piccole, rosse e per nulla farinose, il gusto era quello delle mele di montagna...nel nostro caso le montagne sono le Madonie!!

Una piccola precisazione.
Fin qui abbiamo usato il termine marmellata, che noi identifichiamo in un composto a base di frutta a pezzi e zucchero. In realtà occorre fare una distinzione fra marmellata e confettura.
La marmellata è a base di agrumi (limoni, arance, mandarini, cedri, pompelmi, etc) e deve avere almeno il 20% di frutta; la confettura è a base di qualsiasi altro tipo di frutta, non bisogna utilizzare il passaverdura (in quanto l
a frutta deve potersi vedere dopo la cottura) e avere il 35% di frutta; il 45% per la confettura extra.Tale più chiara denominazione e distinzione appare nel 1982 per effetto di una direttiva comunitaria vigente all'interno dell'Unione Europea.

Alcune indicazioni importanti:
  • la marmellata fatta in casa va consumata entro poco più di un anno
  • una volta aperta va conservata in frigorifero e consumata entro un mese
  • sono assolutamente da rispettare le norme igieniche: è fondamentale seguire accorgimenti, come la sterilizzazione dei vasetti, indispensabile, ad esempio, per distruggere eventuali spore di botulino che possono svilupparsi nelle conserve
Infine, vorremmo aggiungere che lo zucchero è un ottimo conservante, quindi non andate mai sotto la proporzione: 5oog di zucchero per un chilo di frutta!

Strumenti
Pentola di acciaio inox (bassa e larga)
Cucchiaio di legno (nuovo o usato solo per le confetture o per le marmellate di frutta)*
Coltelli
Levatorsoli
Bilancia di precisione
Barattoli a chiusura ermetica
Mestolo in acciaio inox
Spremiagrumi

* questo perchè il legno tende ad assorbire, durante l’uso, i sapori e gli odori ed a trasmetterli a sua volta ai cibi causando, a volte, uno spiacevole miscuglio di sapori.


Sterilizzazione
Abbiamo utilizzato dei barattoli di vetro con tappo ermetico che prima abbiamo sterilizzato facendoli bollire (totalmente immersi nell'acqua, compresi i tappi) per circa mezz'ora e che poi abbiamo lasciato raffreddare gradatamente lasciandoli nella pentola. Una volta freddi, li abbiamo messi a testa in giù e poi asciugato con precisione sia internamente che esternamente.
Occorrerà bollire nuovamente i barattoli con la confettura bollente per circa mezz'ora e successivamente riporli a testa in giù su un piano di marmo preferibilmente (andrà bene anche qualsiasi superficie che resiste alle alte temperature), fino a quando non saranno completamente freddi. Se noterete una fuoriuscita di confettura vuol dire che qualcosa è andato storto, per cui dovrete nuovamente mettere la confettura a bollire e continuare con il procedimento appena descritto.
Infine, conservate i vostri barattoli di confettura nella vostra dispensa o in un posto dove la temperatura rimane pressochè costante.


Ingredienti
6 Kg di mele rosse biologiche - quelle di montagna (netti 3Kg e 600g)
2 Kg e 300 g di zucchero bianco
350 ml di succo di limone
cannella un cucchiaino colmo

N.B. Dei 6 Kg iniziali di mele, abbiamo ricavato 3Kg e 600g effettivi, per cui le dosi di zucchero, succo di limone e cannella si riferiscono al peso netto.

Spremete circa 8 limoni biologici (noi abbiamo scelto quelli del nostro giardino) fino ad ottenere 350 ml di succo. Sbucciate le mele, privatele del torsolo e di tutte le parti marce che potrebbero rovinare la confettura; tagliatele non troppo grossolanamente, mettetele in una pentola di acciaio inossidabile e versatevi sopra il succo di limone per evitare che le mele si anneriscano.
Aggiungete lo zucchero e mettete la pentola sul fuoco a fiamma molto bassa; inizialmente coprite con un coperchio per facilitare la cottura delle mele, quando queste cominceranno a sciogliersi togliete il coperchio e lasciate cuocere mantenendo la fiamma molto bassa per evitare che lo zucchero si depositi sul fondo della pentola e cominci a bruciare.
Noi abbiamo fatto cuocere per circa 5 ore, fino a che ci è sembrato di raggiungere la consistenza giusta per la nostra confettura (il composto dovrà scivolare dal cucchiaio di legno).
Versate la confettura bollente nei vasetti sterilizzati lasciando circa 2cm di spazio vuoto; pulite il barattolo facendo attenzione soprattutto ai bordi che devono restare perfettamente puliti e lasciate riposare a testa in giù su un piano.

Prima di assaggiare la vosta confettura se notate rigonfiamenti nel tappo, alterazioni nel colore o formazioni di muffe, non consumatela e buttatela direttamente con tutto il barattolo.

sabato 30 ottobre 2010

Pomodori e... Salsa



L'idea di fare conserve è molto legata ad alcuni periodi della vita in cui i nostri genitori "ci presentavano” le fatiche culinarie come se fossero giochi. Erano bravi perché riuscivano a mettere insieme tante cose: il valore della tradizione, l’insegnamento di procedimenti culinari importanti, l’educazione nel mettere a posto tutto quando si finiva, la convivialità nel condividere insieme ad amici grandi e piccini, l’atmosfera della gita nel raggiungere la casa in campagna, lo sporcarsi come possibilità, il gioco e il divertimento per la gradevolezza della giornata e molto altro ancora…beh, oggi possiamo affermare, con lo sguardo adulto, che ci sono riusciti e proprio bene!!
Certo tutto questo deve potersi incastrare con alcune caratteristiche personali; forse, la più evidente, è che siamo due persone nostalgiche e l’idea di poter ritornare indietro, soprattutto grazie all’olfatto nella riproposizione di alcune tradizioni culinarie, e rivivere antichi momenti non ci dispiace affatto, tutt’altro!
A questo occorre aggiungere che, l’idea delle conserve la sposiamo completamente. Già, proprio come le dispense delle case di campagna piene di marmellate, caponata, salsa, funghi e molto altro ancora, dove si trovava sempre qualcosa di buono o dove si poteva appagare un desiderio, qualora quel “qualcosa” fosse stato fuori stagione e, dunque, introvabile.
Questa premessa in quanto vorremmo condividere questi “ricordi di cucina”, perché magari anche qualcuno di voi ha “memorie culinarie” e storie da raccontare simili alla nostra.

Tutti gli anni, agli inizi di settembre (prima che cominciasse la scuola) si andava a fare la salsa nella nostra casa di campagna. La formazione, i primi tempi, era sempre la stessa…la nostra famiglia e i nostri amici Daniele, Nadia e la loro mamma. Negli anni poi, ci sono stati diversi rimaneggiamenti nella composizione delle persone ma chi abbiamo appena nominato era sempre presente...
La scaletta della giornata prevedeva la composizione del set (proprio come in uno studio di registrazione!!) con enormi recipienti di plastica bianca per lavare i pomodori, coltelli per tagliare, sedie naturalmente, un pentolone come quello delle streghe, legna, un tavolo con sopra “la macchina per passare i pomodori”, buste di plastica dura per raccogliere le bucce, bottiglie di vetro perfettamente sterilizzate, tappate con pezzi di tovaglioli e custodite in fogli di carta, imbottigliatore e, per finire…materassi e una montagna di coperte per mettere “a nanna” le bottiglie di salsa di pomodoro bollenti!!
A tutto questo non si può non aggiungere il necessario per il sostentamento per affrontare questa lunga giornata di fatiche culinarie!!
Il necessario: legna e griglia per cuocere la salsiccia, pane di Caltagirone “cunsato” (condito) con olio, rosmarino, sale e un po’ di pepe e tanti pomodori da insalata…quelli troppo duri o verdi e, quindi, non idonei per essere imbottigliati. E poi le fatidiche “minne di vergine” del bar Scivoli, dei dolci di ricotta, gocce di cioccolato, pan di spagna e glassa di zucchero.
Un ultimo passaggio da ricordare è la “vestizione” dal momento che era molto alta la probabilità di sporcarsi; infatti una volta arrivati ci si metteva addosso la roba più vecchia che si possedeva e già questo era gioco. Il tutto, ovviamente, si svolgeva fuori all’aperto, così non ci si doveva preoccupare di sporcare.
Il primo step era rappresentato dal lavaggio dei pomodori, che poi venivano tagliati avendo cura di eliminare le parti nere o marce che altrimenti avrebbero rovinato tutta la salsa di pomodoro. Non vi nascondiamo che i pomodori erano talmente buoni che si cominciava già dalla mattina a mangiarli. Una volta tagliati e raccolti in grandi contenitori si preparava il fuoco per cuocerli; mamma ai pomodori aggiungeva sempre 3 grosse cipolle, delle foglie di basilico e del sale. Mentre che i pomodori cuocevano sulla legna, ci si apprestava a preparare da mangiare e dopo aver pranzato si rimaneva tutti insieme a cantare, a raccontare barzellette o ad ascoltare i racconti dei grandi, quando loro erano giovani.
Quando il sugo dei pomodori era abbastanza “stretto”, cioè la salsa non si presentava troppo liquida ma piuttosto densa si passava alla fase più delicata in cui tutti eravamo concentratissimi. Infatti, mettevamo la quasi-salsa in “O sole mio” (questo era il nome della macchina che passava i pomodori) e la si versava nelle bottiglie, avendo cura che non fosse né troppo liquida né troppo densa, ma ciò che era più importante è che doveva rimanere bollente, quasi al limite dell’ustione fino al momento in cui le bottiglie andavano a letto sotto i materassi e le coperte!!
Ricordiamo ancora mamma che prendeva le bottiglie da un paniere che tirava su con una corda fino al primo piano (dove si trovava la stanza con i materassi e le coperte), per evitare di disperdere il calore nel tragitto da fuori fino all’ingresso e poi al primo piano.
Ma la parte più bella deve ancora arrivare…quando avevamo finito di riempire tutte le bottiglie, potete immaginare quanto eravamo sporchi per i mille schizzi bollenti che ci arrivavano addosso e quanta salsa poteva esserci per terra perché “O sole mio” perdeva un po’. Non contenti, soprattutto fra noi piccoli, cominciava “la guerra delle bucce di pomodoro”, un po’ come la guerra delle palle di sabbia; ci rincorrevamo lanciandoci le bucce nella speranza di colpire l’altro e sporcarlo. Ogni tanto veniva colpito anche qualche genitore che non si sottraeva affatto al gioco…Poi, bisognava pulire e rimettere a posto ma l’adrenalina della guerra dei pomodori ci faceva piangere con un occhio solo. Ricordiamo tutto questo con il sorriso; oggi fare la salsa non è più “la guerra delle bucce di pomodori” ma una guerra ai fornelli!!

Per questa conserva, a nostro avviso, non servono le quantità precise…noi abbiamo lavorato ad occhio anche perché molto dipende dal gusto personale; c’è infatti chi preferisce non mettere la cipolla o il basilico e fare solo la passata di pomodoro. A noi piace leggermente condita per cui il consiglio che vi diamo è quello di non esagerare con altri ingredienti oltre il pomodoro.

Chiaramente questa conserva risale a fine luglio, la postiamo solo adesso perché l’altra sera abbiamo aperto il primo barattolo delle nostre conserve invernali…la salsa era veramente stupenda!!


Ingredienti
Pomodori biologici per salsa
Cipolle rosa (quelle con l'involucro rosato e dentro pressochè bianche)
Basilico in foglie
Sale marino integrale fino

Procedimento

Lavate per bene i pomodori, tagliateli grossolanamente e metteteli a cuocere a fuoco medio con le cipolle, il basilico e il sale. Continuate la cottura con il coperchio a fuoco lento mescolando di tanto in tanto. Fate cuocere fino a quando il sugo non sarà ben “stretto”; passate il tutto in un passa salsa.
Se non avete una casa in campagna o non possedete dei materassi in più per mettere a dormire le bottiglie di vetro, oppure non avete un imbottigliatore potete usare (come abbiamo fatto noi quest’anno) dei barattoli di vetro a chiusura ermetica come quelli ad esempio “quattro stagioni”.
Sterilizzate i barattoli mettendoli a bollire (i barattoli dovranno essere totalmente immersi), senza coperchio, per circa mezz’ora, dopodiché occorrerà lasciarli dentro la pentola fino a che l’acqua non si sarà raffreddata.
Dopo aver passato i pomodori, se lo riterrete opportuno, potete fare stringere a fiamma bassa e senza coperchio il sugo fino a quando non vi sembrerà né troppo liquido né troppo “stretto”. Riempite i barattoli di salsa, prendendola dalla pentola ancora sul fuoco, chiudete ermeticamente.
Rimetteteli a bollire in una pentola piena d’acqua per altri 30 minuti; lasciate sempre raffreddare in pentola. Quando saranno a temperatura ambiente capovolgete i barattoli su un piano per assicurarvi che la chiusura sia effettivamente ermetica e, dunque, che non ci siano perdite, pulite esternamente il barattolo e riponete in un dispensa a temperatura costante, per cui fuori dalla cucina in cui gli sbalzi di temperatura sono frequenti proprio a causa del calore emesso dalla preparazione dei cibi.

Potrete assaggiare la vostra salsa solo dopo 3 mesi…
E non dimenticate che prima di assaggiarla sarà necessario farla bollire per circa 15 minuti per evitare rischi di botulismo.
La chiusura sarà effettivamente ermetica, se all'apertura del barattolo sentirete il classico "clac"...

BUONA SALSA A TUTTI!

"Ingredienti"

Le Cuoche in Dispensa

Le Cuoche in Dispensa